IMPLANTOLOGIA POST-ESTRATTIVA

Una soluzione per ridurre i tempi della riabilitazione protesica. 1Il caso in oggetto mostra un premolare superiore ben devitalizzato ma con un' estesa lesione periapicale che può essere legata ad una frattura non rilevabile radiograficamente o alla complessità del sistema dei canali radicolari che proprio nel terzo apicale raggiunge la sua massima espressione. (guardare la foto sopra la scritta)

 

2

Il sito dopo l'estrazione. E' importante procedere con la massima delicatezza onde preservare quanto più è possibile l'osso alveolare destinato ad accogliere l'impianto. (guardare la foto sopra la scritta)

 

3L'impianto posizionato subito dopo l'estrazione. Il posizionamento immediato è reso possibile da due condizioni: dal fatto che il sito post-estrattivo è rimasto integro grazie a delicate e certosine manovre estrattive, e dal fatto che l'osso alveolare ha un buon grado di mineralizzazione ed è dunque sufficientemente denso al punto da poter garantire stabilità all'impianto stesso. (guardare la foto sopra la scritta)

 

 

RESTAURO ESTETICO DIRETTO DI DUE INCISIVI CENTRALI SUPERIORI FRATTURATI 

Una sinergia tra terapia ortodontica e terapia restaurativa
1 minLa paziente del presente caso ha subito un trauma che ha comportato la frattura con esposizione della polpa di ambedue gli incisivi centrali superiori. Dopo aver devitalizzato i due elementi dentari, si è proceduto con l'applicazione di un apparecchio fisso superiore con la finalità di estrudere i due incisivi poichè la rima di frattura era posizionata al di sotto del margine osseo così da rendere impossibile il restauro degli stessi.(guardare la foto sopra la scritta) 

2 min

Dopo terapia ortodontica: è evidente come i due denti ora siano posizionati più in basso sicchè la rima di frattura è completamente esposta ed il restauro esteticocon tecnica diretta facilmente eseguibile. (guardare la foto sopra la scritta)

3 minDopo restauro diretto: con il reintegro della sostanza dentale perduta attraverso l'impiego di resine composite di alta qualità, la paziente può tornare a sorridere.(Guardare la foto sopra la scritta) 

 

 

RESTAURO DI CARIE DI SECONDA CLASSE DI BLACK

Una evenienza molto comune nella pratica clinica quotidiana

0 min 

In questa immagine che ritrae una radiografia, abbiamo un restauro incongruo di molare inferiore eseguito con amalgama d'argento senza rispettare la corretta anatomia della parete interprossimale(così viene definita la parete a contatto con il dente contiguo) come dimostra la grossolana sporgenza del materiale da restauro rispetto al contorno del dente. In casi del genere, la gengiva posta tra i due denti soffre e va invariabilmente incontro ad infiammazione.1 minQui abbiamo una carie di II classe di Black di II molare inferiore già sottoposto ad isolamento con diga di gomma.(guardare immagine sopra la scritta)2 minViene inserito, tra il dente oggetto del restauro e quello contiguo, un sottile diaframma di metallo sostenuto da un cuneo in plastica con il quale è fuso(fender wedge) onde evitare danni durante la fase di rimozione del tessuto cariato dal fondo della cavità, fase che prevede l'uso di strumenti rotanti non facilmente controllabili e dunque potenzialmente dannosi nei confronti del dente vicino. (guardare immagine sopra la scritta)3 minVedi l'immagine 3 4 minLa cavità dopo la rimozione del tessuto cariato. (guardare immagine sopra la scritta)5 minMontaggio della matrice sezionale, ovvero un altro tipo di diaframma metallico rispetto a quello considerato nell'immagine 2, che viene accollata alla base del dente attraverso il posizionamento, nello spazio interdentale, di un cuneo di plastica. Questa procedura impedisce l'adesione del materiale da restauro al dente contiguo ed inoltre garantisce il passaggio dal tessuto dentario al materiale da ricostruzione senza la creazione di sovracontorni e dunque nel pieno rispetto della originaria anatomia del dente. (guardare immagine sopra la scritta)6 minVedi l'immagine 6
7 min
La parete interprossimale ricostruita rappresenta un importante punto di riferimento per il completamento del restauro che consisterà nel riempimento della cavità che è venuta a crearsi. (guardare l'immagine sopra la scritta)8 minIl restauro terminato, prima della lucidatura e della rimozione della diga di gomma. (guardare l'immagine sopra la scritta)9 minIl restauro dopo la rimozione della diga e la lucidatura. (guardare l'immagine sopra la scritta)

RIALZO DEL SENO MASCELLARE PER VIA CRESTALE(MINI-RIALZO)
una tecnica elegante e minimamente invasiva per aumentare l'altezza dell'osso.

Nella prima radiografia si nota una scarsa altezza dell'osso, insufficiente ad accogliere anche il più corto degli impianti. In questi casi è necessario "invadere" il seno mascellare, ovvero quella cavità paranasale posta all'interno dell'osso mascellare. La tecnica consiste nel praticare un foro fino ad arrivare al limite inferiore del seno mascellare, a questo punto vi sarà un esile diaframma osseo a dividere la cavità in via di realizzazione dal seno mascellare stesso. Questo diaframma viene forato con strumenti manuali simili a scalpelli, con la massima delicatezza poichè al di sopra di esso vi è una delicata membrana che non deve essere perforata onde evitare l'infiammazione del seno mascellare, e così tramite appositi strumenti, la membrana verrà sollevata e poi mantenuta nella nuova posizione dalla porzione apicale dell'impianto che, per circa tre millimetri, sporgerà all'interno del seno mascellare. Lo spazio che si crea tra membrana e superficie ossea, nel volgere di otto/dieci mesi, verrà colmato da osso di nuova formazione e dunque il risultato finale consisterà nell'ispessimento dell'osso che alla fine andrà a rivestire l'impianto per tutta la lunghezza di quest'ultimo

PRIMA

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DOPO

IMG 20200302 WA0020

 

 RESTAURO DIRETTO DI MOLARE INFERIORE GIA' DEVITALIZZATO
La tecnica diretta spinta all' estremo

Estesa distruzione coronale di un molare inferiore, già sottoposto a terapia canalare (devitalizzazione) e a terapia restaurativa diretta, ambedue inadeguate. Il restauro eseguito, previa gengivectomia vestibolare, con tecnica diretta, è del tutto paragonabile, per requisiti estetici, ad un restauro eseguito con tecnica indiretta (intarsio).

restauro diretto

 

RIABILITAZIONE ESTETICA DIRETTA DI DUE INCISIVI CENTRALI SUPERIORI
La semplicità e i limiti della tecnica diretta applicata ad un caso di frattura non complicata.

Il reintegro dell' estetica, è stato ottenuto utilizzando una tecnica di stratificazione anatomica con resina composita di elevata qualità. Il diastema era, come si può notare, presente anche prima della frattura e potrà eventualmente essere eliminato in futuro con l'applicazione di due faccette (restaurativa indiretta).

 riablitazione estetica 1

 

RIABILITAZIONE ESTETICA DIRETTA DI DUE INCISIVI CENTRALI SUPERIORI
La tecnica diretta applicata con successo anche ad un caso di frattura complicata

A differenza del caso precedente, uno dei due incisivi, il destro, è stato interessato da una frattura di profondità tale da comportare l'esposizione della polpa e, dunque, si è proceduto con la devitalizzazione di quest'ultimo prima di eseguire i due restauri diretti.

 riabilitazione estetica 2

 

 

PERSISTENZA DI AMPI DIASTEMI FRONTALI DOPO TERAPIA ORTODONTICA FISSA
Una elegante soluzione per risolvere i problemi legati alla discrepanza tra il diametro dei denti e la lunghezza dell'arcata

Al termine della terapia ortodontica, residuavano ampi spazi tra gli incisivi, corretti con odontoplastica additiva, una tecnica basata sull'impiego di resina composita utilizzata non già per restaurare, ben sì per ingrandire i denti.

 persistenza di ampi diastemi

 

 

SECONDA CLASSE SCHELETRICA CORRETTA CON APPARECCHIATURA MOBILE FUNZIONALE
Ortodonzia funzionale e terapia miofunzionale: un esempio di sinergia virtuosa

Grave retrusione mandibolare in paziente di 12 anni, corretta con apparecchiatura mobile atta a promuovere la crescita mandibolare. Dopo 2 anni, la discrepanza tra crescita mascellare e crescita mandibolare è del tutto annullata. Alla terapia ortodontica è stata associata una terapia miofunzionale.

 seconda classe scheletrica

 

 

SECONDA CLASSE SCHELETRICA CON AFFOLLAMENTO BIMASCELLARE
Creare i presupposti strutturali e funzionali per armonizzare la crescita maxillo-mandibolare

Il grave affollamento mascellare, imponeva alla mandibola, una posizione arretrata; dopo aver corretto l'affollamento mascellare e mandibolare con apparecchiatura fissa, si è proceduto con un ciclo di terapia ortodontica funzionale basato sull'impiego di apparecchiatura mobile atta a stimolare la crescita mandibolare. Anche questo caso è stato contenporaneamente trattato con terapia miofunzionale.

 seconda classe scheletrica 2

 

 

 

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